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7 settembre 2011

Lanterna Verde



Mettiamola così, da subito: ci sono cose su cui un nerd non può essere obiettivo. Un film su Lanterna Verde era impensabile anche solo 7-8 anni fa (quando già si accumulavano le false partenze) e il solo vedere sullo schermo ricreata tutta quella mitologia, con attenzione al materiale originale ma con qualche dovuta libertà, una CGI di buon livello, un 3D non posticcio, è un regalo da accettare senza troppe discussioni. È tutta una questione di cosa ci si aspetta, e di conseguenza, di cosa ci si accontenta. Mi aspettavo un film leggero, un blockbuster che se avessi avuto 12 anni avrei adorato. Pur conoscendo bene le potenzialità del personaggio, mi sarei accontentato di un buon film con cui divertirmi per un paio d’ore con una versione un tempo impensabile delle avventure del mio personaggio DC preferito. Pur conoscendolo bene e avendone anche tradotto parecchie storie seminali (come il debutto della serie di Johns o la saga di Sinestro Corps, o le storie classiche), ma senza necessariamente storcere il naso per ogni variazione sui personaggi: con l’assunto che spesso manca agli appassionati più sfegatati che è un film... un altro mondo, un’altra versione. E pur conoscendo le potenzialità di un eroe che incarnerebbe la forza dell’immaginazione, il valore del coraggio e della solidarietà. Il protagonista dell’indimenticabile ciclo “socialmente impegnato” di O’Neill e Nal Adams, della fantascienza delirante di John Broome, la space opera di Geoff Johns... qui ridotto ai minimi termini per esigenze narrative. Eppure, il personaggio c’è: è quello di Emerald Dawn o Secret Origins, ha una maturazione di cui non si capisce bene l’evento scatenante ma viene portata a compimento. C’è l’umorismo misto all’azione, ma se non funziona non è solo colpa della sceneggiatura, evidentemente anche del protagonista.
Ecco, se Peter Sarsgaard è un ottimo Hector Hammond, viscido e inquietante prima ancora di venire trasformato, Hal ha la solita faccia da cucciolo di foca bastonato di Ryan Reynolds: mi convinceva poco quando è stato scelto, m’ha convinto poco guardandolo. M’ha fatto lo stesso effetto di un altro cucciolo di foca bastonato, quel Chris Evans/Capitan America che qualche settimana fa cercava (senza grande successo, a parer mio) di fare il duro sul grande schermo per interpretare l’iconico eroe. Mark Strong, invece, è un eccellente Sinestro, nonostante sia ricoperto da tonnellate di prostethics, e l’effetto “cartone animato” di molti alieni è mitigato dal 3D.

Non è il film migliore possibile su Lanterna Verde: ci sono pecche nel montaggio e ingenuità nella sceneggiatura, sequenze dove la sospensione dell’incredulità viene spinta al massimo (vedi scena dell’elicottero: se l’avesse girata Sam Raimi...), ben tre momenti di spiegone, un protagonista che manca di carisma, qualche minchiatona scientifica (quella storia della gravità in prossimità delle stelle fa tremare le gambe).
Ma da fan, ancora di più sono spinto a prenderlo per quello che è: un giocattolone con cui divertirsi. E mi sono divertito.

30 novembre 2010

Ciao maestro



...anche se non le piaceva essere chiamato così.
E grazie per le risate e i pensieri.

22 marzo 2010

"I see blue people"

Ecco, praticamente è quello che volevo dire io con la mia recensione di Avatar, ma senza i complimenti e in video. Geniale.

18 gennaio 2010

Avatamar



Premessa: L'ho visto ieri e certamente non l'ho gustato a dovere perché ero di pessimo umore (e lo sono anche adesso, ma tant'è). Inoltre era la prima volta che vedevo un film in 3d, e come prevedevo mi ha dato un bel mal di testa che ancora non mi scrollo di dosso (magari non è solo per il 3d ma è una buona scusa). Se questa recensione non vi piace dunque, mi dispiace, ma vaffanculo.

Avatar, dicevamo. In breve, la storia è questa: gli Small Soldiers (guidati dal Generale Ross, capace di lottare in apnea e mentre va a fuoco) vanno con Giovanni Ribisi sulla luna boscosa di Endor, perché pare che nella Terra Selvaggia si possa estrarre il Vibranio e fare tanti soldi. Il pianeta però è popolato da tanti Nightcrawler, sexy ed esotici, che sulle miniere di Vibranio ci vivono, ma che sopratutto hanno altri interessi, mutuati dai Mapuche e dai Navajo. Per contrastarli, gli umani hanno portato sul pianeta le armi di Starship Troopers e gli esoscheletri di Starcraft, ma sopratutto gli Avatar. Grazie al collegamento nella Matrix, alcuni umani entrano nel corpo di cloni creati in laboratorio, e possono mescolarsi tra gli indigeni. Uno degli umani, il nostro supereroe con superproblemi, si integra fin troppo bene con gli alieni e con una in particolare (Zoe Saldana, per la cronaca). Ah, e c'è anche una biologa che però si comporta da antropologa e un nerd di quelli che vanno sui forum a rompere i coglioni. Il resto è più o meno prevedibile, con un finale che sembra diretto a quattro mani da Michael Bay e Steven Spielberg con Cameron che ci mette i soldi (tanti).

Sia chiaro: il film mi è piaciuto, e parecchio. Il riassunto qui su non è che un modo gentile di perculare l'enorme pastiche post-moderna cucita da Cameron in maniera comunque impeccabile, con una storia semplice e diretta. Tanto diretta che il messaggio finale* arriva dritto allo spettatore senza troppi giri di parole, e anche i tamarri che hanno preso d'assalto il cinema ieri sera non credo siano rimasti indifferenti (o almeno lo spero). Ecco, sarebbe interessante un'analisi sociologica - che magari spetta a qualcuno più competente di me - su come mai gente che frequenta il cinema solo per i cinepanettoni arriva a vedere un film di fantascienza, genere notoriamente bistrattato dai più. Non può essere solo una questione di moda. No, dico, è gente che al momento del bacio ha esultato, gridato e fischiato!

Tornando al film, anche Guerre Stellari (che come sapete adoro e venero, da buon nerd quale sono) non era altro che una fiaba medievale catapultata nel futuro. E Avatar è (più o meno) un western catapultato nel nostro domani, che ci prospetta emergenze ambientali e energetiche, problemi di integrazione e tolleranza, di business spregiudicato e guerre preventive. La storia lineare, i personaggi semplici (forse tranne il protagonista, che all'inizio almeno mostra una certa ambiguità morale) e quelle ispirazioni più o meno esplicite, più o meno veritiere, sono tutt'altro che un difetto: sono il punto di forza di questo film e quanto, insieme all'inequivocabile spettacolarità e ricchezza visiva, lo posiziona nell'olimpo della sci-fi.

*Qual'è la morale? Che se gli indiani avessero avuto i draghi volanti avrebbero vinto.

12 ottobre 2009

Once Upon A Time in Nazi-Occupied France...



Davvero bravo questo Tarantino, Tarantini...
Ho visto Inglorious Basterds ieri sera e al momento non riesco a trovare un difetto... o almeno, qualcosa che non mi sia piaciuto. C'è tutto quello che mi aspettavo da Tarantino. Dialoghi e recitazioni di altissimo livello, citazioni nelle citazioni, ruoli secondari indimenticabili, piani sequenza e dettagli calcolatissimi, cambi di scena geniali, violenza (non ipocrita), ritmo serrato (che sembra dimezzare la durata del film). E ancora una volta, ci ha presi tutti allegramente per il culo, proponendoci un'epica storia western (con tanto di ranch, saloon, femmes fatales, sceriffi, etc) in un contesto storico così affascinante da essere tra i più ripresi, rimaneggiati e abusati in termini di fiction. A tale proposito, i personaggi storici vengono così "personalizzati" dal regista che il modo in cui li maneggia non stona affatto, anzi, sembra quasi "normale". E non dimentichiamo che esiste un fortunatissimo filone ucronico che si concentra su quel periodo storico.
I tanti omaggi alla storia del cinema, se escludiamo i riferimenti a nomi e titoli (vedi il titolo del primo capitolo che cito qui su), sono meno palesi che in - per dire - Deathproof o Kill Bill, o persino Jackie Brown, ma anche più profondi. Si tratta di un film pieno di amore per il mezzo, un bellissimo regalo di Tarantino ai suoi fan (che gratifica strizzandogli l'occhio autocitandosi qua e là) e che credo proprio di avere fatto bene a vedere in originale. Se me lo fossi rovinato con un doppiaggio italiano che, a quanto leggo, ha demolito (forse inevitabilmente) i dialoghi, non me lo sarei mai perdonato.

8 agosto 2009

John Hughes

Pochi giorni fa si è spenta un'altra figura che con la propria creatività ha modellato la generazione degli anni '80. Il paradosso è che il nome di John Hughes non dice nulla a buona parte degli italiani (forse perché il suo film più rappresentativo e fortunato oltreoceano, Breakfast Club, da noi è praticamente sconosciuto) ma le sue pellicole sono tra le più replicate in televisione... su tutte il leggendario Weird Science - La donna esplosiva (tipico prodotto da sabato mattina su Italia 1 e secondo film di Kelly LeBrock) e, ovviamente, Mamma ho perso l'aereo, di cui ha scritto la sceneggiatura.

Non neghiamolo, non lo si piangerà come si piangono Leone o Kubrick, però mi piaceva ricordarlo, anche solo per il merito di averci fatto sorridere tanto e di aver scoperto Robert Downey Jr :)

8 marzo 2009

Who films the unfilmable?



Vale sempre il principio che quando valuto un film del genere, il parametro su cui faccio più affidamento è: emozione/divertimento. Pur cercando di non avere preconcetti, non mi aspetto, in generale, capolavori della cinematografia (e lo anticipo, senz’altro questo non è un capolavoro).
La fedeltà al materiale originale conta relativamente poco. Ma nel caso di Watchmen, a differenza che con Iron Man o l’Uomo Ragno, gli sceneggiatori non si sono trovati a dover riscrivere una storia partendo da elementi disseminati (e a volte rimaneggiati) nel corso di decenni, ma hanno dovuto ridurre un racconto molto lungo, tra l’altro adattandolo ai ritmi cinematografici e alle caratteristiche del mezzo. In questo caso, poi, il fumetto è così perfetto, e l’affezione è tanto grande, che i rimaneggiamenti vengono chiaramente osservati con più attenzione. Parliamoci chiaro (soprattutto con chi non legge fumetti o li legge distrattamente): Watchmen è il Sacro Graal del fumetto occidentale, è la Divina Commedia della narrativa a fumetti americana. Insieme alla prima apparizione di Superman e alla creazione dei Fantastici Quattro, è l’unica altra tappa fondamentale nella storia del genere supereroistico a cui fare riferimento parlando di un “prima e dopo”. Parliamoci chiaro, sono sempre più convinto che Moore abbia attinto agli spunti precedentemente lasciati da Stan Lee su Amazing Spider-Man, da O’Neil su Green Lantern/Green Arrow, da Miller su Daredevil e da Gruenwald su Squadron Supreme (limitandoci alle sole probabili influenze fumettistiche), ma il lavoro di decostruzione e ricostruzione dell’archetipo, tra l’altro ripercorrendo la storia del fumetto con i parallelismi con Golden Age, Silver Age e Bronze Age, è ad oggi fondamentale.

Forse è per questo che sono rimasto ancora più favorevolmente colpito dal film di Snyder. Forse è puro rispetto e amore, forse è un po’ timore reverenziale, forse è dovuto al coinvolgimento del disegnatore Gibbons, ma la somiglianza delle scene, il recupero dei dialoghi, la ricostruzione del set-up tramite rimandi non facili, mi hanno fatto solo piacere. L’unica grande modifica alla storia originale (quella nel finale, per intenderci) è perfettamente coerente con quella necessità di semplificazione per il medium di cui sopra. Sia per non dovere appesantire il film con un’altra sottotrama (quella degli scienziati che costruiscono l’arma finale), sia per rendere più immediata la comprensione del piano del villain. Stesso motivo per cui sono state tolte, anche se forse appariranno nella director’s cut, tutte quelle sottotrame di vite ordinarie, contrapposte a quelle straordinarie dei supereroi, che costellano l’opera originale. Quello, a mio avviso, è uno dei due fondamentali “inserti realistici” nel contesto supereroistico operato in Watchmen. L’altro, sempre ovviamente semplificando, è nella caratterizzazione degli eroi, e direi che qui Snyder è riuscito nel suo intento, costruendo per una volta sui sentimenti e le fallibilità tutta la trama, non rifuggendo dalla spettacolarità. Cosa che del resto a Moore e Gibbons riusciva anche per la natura stessa del mezzo fumetto, per la capacità di decidere il ritmo di lettura, per il maggiore spazio a disposizione, per la resa finale di quelle scene in quadricromia. Credo infatti che l’unica cosa che mi abbia dato “fastidio” sia come lo “straordinario” finisce per invadere il realistico, mentre nel fumetto succede il contrario: le tecnologie del Gufo Notturno, le acrobazie di Spettro di Seta, sono elementi che sfogliando il fumetto vengono considerate quasi scontate, mentre viste in carne ed ossa hanno l’effetto opposto, rimarcando il contrasto con il setting realistico così accuratamente ricostruito. Ma ripeto, dipende dalla differenza di percezione tra quello che si vede (e si è abituati a vedere) in un albo e al cinema.
E passi anche la semplificazione dei sentimenti, degli stati d’animo e del passato dei personaggi (ad esempio il rapporto tra Laurie e il Comico, la vita da fallito del Gufo), visto che - almeno per il sottoscritto - il risultato finale è stato comunque emozionante. E guardando il film con tale attenzione, non si può dire che l’emozione fosse dovuta solo a un certo coinvolgimento nerd. Scene come il funerale del Comico, lo stupro, l’intervista a Doc Manhattan non possono lasciare indifferenti.

Altri tre punti a favore del film: la scelta del cast, la crudezza e la colonna sonora. Il primo permette allo spettatore di non distrarsi con volti noti ma di guardare “i personaggi” in sé. Sarà stata una scelta dovuta al budget, ma non posso che approvare viste le ottime prove degli interpreti (Rorschach su tutti). Quanto alla dose di violenza e nudità, è già significativo che si sia tentato di realizzare un film che le major forse ancora considerano ancora l’ennesimo superhero-blockbuster con il livello di censura “R” in USA (vietato ai minori di 17 anni non accompagnati). È stato un grande gesto di rispetto verso le decisioni del regista e ci ha permesso di vedere sesso e violenza non edulcorati. Riguardo alle musiche, come si fa a non amare questa colonna sonora?

1. Desolation Row (My Chemical Romance)
2. Unforgettable (Nat King Cole)
3. The Times They Are A-Changin' (Bob Dylan)
4. The Sound Of Silence (Simon & Garfunkel)
5. Me & Bobby McGee (Janis Joplin)
6. I'm Your Boogie Man (KC & The Sunshine Band)
7. You're My Thrill (Billie Holiday)
8. Pruit Igoe & Prophecies (Philip Glass)
9. Hallelujah (Leonard Cohen)
10. All Along The Watchtower (Jimi Hendrix)
11. Ride of the Valkyries (Budapest Symphony Orchestra)
12. Pirate Jenny (Nina Simone)

Ok, magari Snyder è stato furbo e ha scelto delle canzoni rimaste nella storia recente non solo per caratterizzare i periodi storici (o per citare Apocalypse Now) ma anche perché sapeva che sarebbe stato difficile scontentare il pubblico. Però, cazzo, l’effetto c’è.

A conti fatti, questa è una recensione di parte, scritta da uno che ama i fumetti, e ama in particolare quel fumetto e quelli che ne sono derivati. Non so nemmeno dirvi qual è stata la reazione del pubblico intorno a me. Siamo andati in sala alla prima, di venerdì, abbiamo preso il biglietto giovedì e ci siamo presentati al cinema con mezz’ora d’anticipo... ma in tutta la sala eravamo in 7. Magari lo spettatore occasionale si aspettava un altro Iron Man, o un altro Dark Knight... e si è trovato dentro un film carico di cinismo, violenza e satira sociale, spettacolare sì, ma che turba. Non è ai livelli del fumetto, va bene... magari non vi ho convinto con quello che dicevo prima sulla necessità degli adattamenti. Sì, mancano certe atmosfere da fine del mondo, il setting poteva essere espresso meglio che inserendo le comparsate di Bowie, JFK, Warhol e Capote (eppure i titoli di testa sono eccezionali). E tu, spettatore che non hai letto il fumetto, non sai niente di come funziona maschera di Rorschach. Allora, basta andare il libreria e acquistare il volume in una delle tante edizioni disponibili, o recuperarlo dallo scaffale se lo possedete già. Poi basta mettersi sul divano e leggerlo in religioso silenzio: non c’è director’s cut che tenga.

14 ottobre 2008

War Zone

Se sarà bello anche un decimo dei fumetti di Garth Ennis da cui prende spunto, sarà un ottimo film d'azione. Speriamo che stavolta azzecchino il Punitore, cosa non facile come sembra.



Per la cronaca, su ComicUs una rara intervista alla regista di "Punisher War Zone", Lexi Alexander.

27 luglio 2008

Il Cavaliere Oscuro


Batman, dicevamo. Tanto per cominciare, Il Cavaliere Oscuro è un gran film. Al di là di tutti i discorsi da nerd, è un film che si avvicina alla perfezione. Trama epica, convulsa, senza momenti di fiacca, ben alternata. Regia brillante ma non troppo confusa. Interpretazioni straordinarie che fanno da collante a tutto, sia da parte del supporting cast straordinario (Morgan Freeman, Gary Oldman e Michael Caine su tutti) che dal vero co-protagonista Aaron Eckart/Harvey Dent, sublime. Chiaramente vengono tutti messi in ombra dall’interpretazione più da actor studio e più caratterizzata, quella del Joker, che ancora una volta mette in ombra Batman con la potenza della follia e la bravura di un grande caratterista (che avrebbe potuto darci ancora tanto, ahinoi). Le scene dedicate al Joker, con il suo sadismo, le sue menzogne e i suoi piani articolati, naturale evoluzione delle trappole degli anni ’60, contribuiscono a tenere costante il ritmo senza farlo incedere. Ho qualche dubbio sulla scelta di Batman alla fine del film, che pur aggiungendo drammaticità forse non era così necessaria. Ma cavolo, è Batman, c'avrà pensato, no? :)
Un’interpretazione da antologia, al di là dell’aspetto “morboso”. Grandissimo il trucco (su Due Facce hanno fatto miracoli) e grandi gli effetti speciali, con un uso limitato della Cgi, come si faceva una volta, e esplosioni che sembrano tanto “vere”.
Unica pecca tecnica potrebbe essere la colonna sonora (che viste le firme in comune ricorda i film di Shyamalaian per come usa i suoni sordi per aumentare la tensione) che non resta memorabile e non resta impressa se non in un paio di passaggi (che poi è la stessa del trailer, in quei casi). Visto chi li circonda, passano in secondo piano le interpretazioni di Maggie Gyllenhaal e Christian Bale, insulsa la prima, solo buono il secondo.
Oltre al contrasto sui tre modi di vedere la vita (Bruce Wayne/Joker/Harvey Dent), al centro della trama c’è una guerra tra gang che ricorda un po’ Dick Tracy e un po’ certi vecchi gangster movie e che dona al film un sapore noir e realistico che è in linea con Batman Begins e con una visione moderna del personaggio.

Il Batman di quel grande regista e ancora più grande sceneggiatore che è Christopher Nolan (con il fratello Jonathan) è più vicino a quello modernissimo di Ed Brubaker, Paul Dini e Greg Rucka, e prende spunto qua e là da Long Halloween, Year One, Prey e Killing Joke, quattro grandi storie del Cavaliere Oscuro che rovistano nella psiche e nelle motivazioni dei personaggi scoprendone lati realistici che proprio per la loro quotidianità turbano e affascinano. Non solo: Nolan tiene fede alle promesse del primo capitolo, costruisce una continuità non solo fatta di apparenze e di strizzate d’occhio ma che porta i personaggi a evolversi e integrarsi (Gordon e Lucius Fox), incastra alla perfezione gli eventi con rimandi qua e là all’interno della storia (la mamma malata della poliziotta Ramirez), costruendo sottotrame utili allo sviluppo principale e regalando strizzate d’occhio tipiche del fumetto (i dialoghi tra Bats e il Joker, il personaggio di Sal Maroni).



Il Cavaliere Oscuro è un film completo e bellissimo, dove anche l’impossibile sembra reale, e con un finale lungo e poetico (che con il suo flash-forward ci proietta verso un terzo capitolo che si può solo sperare altrettanto bello). C’è amore, suspense, giallo, violenza, horror psicologico, effetti speciali, super eroi, dilemmi sulla condizione umana e riferimenti a cultura alta e bassa che ci invitano a vedere e rivedere il film (cosa che nessuno si immaginerebbe per certi blockbuster). Dura tanto, e tanto meglio: non è un prodotto affrettato, non si confonde e non ci confonde, quando lo fa è per ingannarci (rendendoci partecipi dei tranelli del Joker) e non per errori della regia o della sceneggiatura. È diventato uno dei miei film preferiti di tutti i tempi e probabilmente sarà salutato come la nuova pietra di paragone per i film tratti dai fumetti.

PS: credo che ormai l'unica persona a non averlo detto è sua madre, ormai: il doppiaggio di Claudio Santamaria è improponibile. Peccato.

17 luglio 2008

Un'ottima annata



La settimana scorsa ho visto sia Wanted che Hellboy (finalmente). Entrambi i film, pur discostandosi dai fumetti, restano piacevoli e divertenti. Condivido quanto scritto da Tito, la fedeltà non deve essere un requisito necessario perché un film sia valido o meno, specie se poi lo spirito di base viene mantenuto. Sarebbe uhttp://www.blogger.com/img/gl.link.gifn atteggiamento esageratamente nerd bollare un film come scarso perché non ci sono le tutine in spandex se poi sotto altri punti di vista resta un buon film (discorso diverso quando i personaggi vengono stravolti, come fu per Daredevil o la Gwen Stacy oca di Spiderman 3)

L'Hellboy cinematografico ha ormai vita propria rispetto a quello dei fumetti, sia perché tende sempre di più a virare verso la commedia, sia perché la vita personale del personaggio (e l'aspetto sentimentale, che nel fumetto praticamente non esiste) si evolve da sé. Anche visivamente, il film resta uno spettacolo per gli occhi pur abbandonando le atmosfere e le architetture Mignoliane, preferendo il barocco di Del Toro. Ma resta anche questo un ottimo film, divertente e entusiasmante, stranamente "lungo" prima dell'arrivo al conflitto finale, perfetto nelle coreografie dei combattimenti e nel design dei personaggi e delle ambientazioni. Non farà ridere, come è giusto che sia, ma fa sorridere, e questa è una caratteristica, insieme ai personaggi in stile Signore degli Anelli sparsi qua e là, che coinvolgerà anche il pubblico di curiosi (e che per certi versi giustifica l'ottimo risultato al botteghino Usa).



Wanted è meno "cattivo" e grottesco del fumetto, ma il cinismo alla base resta lo stesso, l'azione spettacolare non manca affatto, il messaggio di Millar è mantenuto vivo grazie anche al mantenimento di alcune scene clou (quelle all'inizio e alla fine su tutte). Così com'era nel fumetto, Wanted era una gioia per i lettori di supereroi che volevano mettersi dal punto di vista dei cattivi - e i cattivi di Millar sono sempre esagerati, basta pensare alla sua Authority. È un ottimo film nel suo genere, con un intrigo intelligente e spietato e delle sequenze mozzafiato.

Insomma, mi pare che tra Iron Man, Hulk (lineare ma intrigante, registicamente gradevole e ben recitato), questi due film e presto The Dark Knight (che aspetto trepidante, con ansia e fiducia) ci siamo trovati davanti un'ottima annata di film tratti dai fumetti, che se tutto va bene si chiuderà con un capolavoro. Aspettando la prossima stagione, con The Spirit meets Sin City e Watchmen su tutti. A proposito di Watchmen: andate a guardarvi il trailer, che prevedo un effetto 300... pensiamo tutti al peggio e poi ci troviamo davanti un buon film superiore alle aspettative.

28 maggio 2008

Indiana Jones IV



(La recensione contiene qualche spoiler...)

Gli elementi chiave ci sono tutti. Il cappello e la frusta, ovviamente, la silhouette che introduce il personaggio, la spalla, gli inseguimenti rocamboleschi, il traditore, la femme fatale e la donna da amare, la quest per un oggetto mitologico. E non mancano nemmeno le strizzatine d’occhio ai fan della saga di Indiana Jones, con più o meno sottili riferimenti ai precedenti episodi della saga. Evidentemente, se i primi tre film sono perfettamente apprezzabili a sé, questo quarto capitolo di Indiana Jones, ha bisogno di far contenti i fan, che si aspettavano un ritorno di papà Sean Connery e si emozionano per una sbirciatina all’Arca Perduta.


Ma se i precedenti film tutto sommato, pur esagerando, si potevano ritenere piuttosto realistici, il patto di complicità siglato dallo spettatore sembra costretto a rinnovarsi ogni 15 minuti, con scene che giocano al rialzo sulla spettacolarità e l’improbabilità, a partire dalla dimostrazione da parte degli sceneggiatori David Koepp e George Lucas che Indy può sopravvivere ad una esplosione nucleare.
Lo scoppio della bomba atomica su uno dei siti dei test nel deserto nordamericano conclude la sequenza iniziale del film, che per una buona metà costruisce delle attese presto deluse da un finale tirato per le lunghe. Ma non è la presenza degli alieni come elemento chiave della missione a disturbare, né lo spostamento cronologico della narrazione o il calo dell’ironia. Pur essendo di vent’anni più vecchio, Indiana Jones/Harrison Ford è sempre affascinante e carismatico, e gli anni ’50 sono un’ambientazione piena di spunti (basta vedere il look di Mutt/Shia LeBeouff). Poi il caratterista John Hurt ci regala un’interpretazione come sempre interessante, l’algida Cate Blanchett interpreta a dovere una fredda spia sovietica (anche se il doppiaggio ci regala qualche involontario momento comico), e Stephen Spielberg offre il consueto manuale di regia.
Piuttosto, a livello di sceneggiatura tutto appare forzatamente esagerato, un gioco al rialzo che trasforma Indy più in un supereroe “fantascientifico” che un avventuriero “realistico”.

Gli appassionati di cultura pop, magari, potrebbero giustificare la trovata degli alieni circostanziandola con il citazionismo di cui la saga è impregnata. Se i primi tre film fanno riferimenti ai pulp magazine degli anni '20 e '30, da Tarzan (citato esplicitamente anche nel IV), a Doc Savage, passando per The Spider, questo Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo è pieno di citazioni dalla fantascienza degli anni ’50 (da Bradbury ai fumetti di sci-fi della Ec Comics).

Il divertimento è comunque assicurato. Se il film (come spesso in questi casi) può lasciare perplessi i fedelissimi, lo spettatore occasionale potrà divertirsi abbuffandosi di pop corn. Alla fine, è questo che conta.

(da Ateneo)

2 maggio 2008

Iron Man

Il riff dei Black Sabbath mi riecheggia ancora nelle orecchie, e sono ancora gasato per un film che mi ha pienamente soddisfatto. Chiaramente, non è il filmone profondo ed artistico che ci si può aspettare (sbagliando), ma un ottimo giocattolone ben funzionante, con degli interpreti sopra la media e un Robert Downey Jr semplicemente perfetto. Alterna giustamente i ritmi e i toni, mette un pizzico di romanticismo e una trama lineare e prevedibile ma assolutamente godibile, che piace anche a chi non è un fan dei fumetti. La traccia su cui si muove è tutta improntata al realismo, inevitabile vista la natura del super-eroe tecnologico: il realistico spunto dell'Afghanistan (che nei fumetti della Silver Age era la guerra di Corea, poi il Vietnam, se non ricordo male) dà il là ad una sottotrama quasi di critica sociale. E oltre a notare che i fabbricanti d'armi vendono sia ai "buoni" che ai "cattivi", Tony Stark fa quello che farebbe un supereroe nel mondo reale. Interviene in una zona di guerra, fa la sua parte, i militari americani gli rompono le scatole, e lui si rende conto che comunque non è abbastanza.
Piacevoli i momenti comici (ma mai demenziali), e giusto spazio a tutti i personaggi di contorno, e grande emozione per il vero finale, quello dopo gli interminabili titoli di coda. Anche se rallenta un po' nel secondo tempo e la regia non brilla per l'originalità, è un ottimo film di intrattenimento, che farà impazzire i fan e piacerà ai non-nerd. Domani forse lo rivedo, magari ci trovo qualche difetto che l'emozione mi ha fatto sfuggire...
PS: Ne approfitto per segnalarvi il completissimo speciale su Comicus, che tra le altre cose ospita un'intervista che ho realizzato con il disegnatore Adi Granov, che ha reinventato il look del personaggio per il film e per i fumetti nel nuovo millennio.

4 maggio 2007

Fa le cose che sa fare un sequel


Ho visto già due volte Spiderman 3, e credo che stavolta mi fermerò qui (almeno al cinema). Mi è piaciuto moltissimo. Devo ancora assimilarlo e sviluppare un giudizio articolato, ma il parere è positivo. Come il primo e come il secondo film, c'è un crescendo. Un climax che non porta solo alle conclusioni dei (pochi) nodi in sospeso, ma che si trova anche nella qualità. Dal punto di vista grafico, il film è indubitabilmente una gioia per gli occhi. Le scene con svolazzamenti e combattimenti aerei vari, nonostante potessero sembrare viste e riviste dopo i primi due film, stavolta sono ancora più spettacolari, tra blocchi di cemento, gru, tubi e alianti.

Da questo punto di vista è interessante notare come uno dei migliori attori coinvolti nel ruolo di contorno, quel Thomas Hayden Church indimenticabile in Sideways, abbia il momento emotivamente più spettacolare, a mio parere, quando si limita a prestare i movimenti all'alter ego Uomo Sabbia nel momento in cui viene creato. A proposito di personaggi, peccato che la mia adorata Gwen sia stata rappresentata come un'ochetta svampita, piuttosto che come la ragazza dolce, positiva e intelligente dei fumetti d'antan da cui proviene, per certi versi sminuendone l'importanza nel cosmo ragnesco (vedi sopra) con un trattamento poco rispettoso. Forse poi, sarebbe stato il caso di spiegare con una semplice battuta ("Il simbionte ha replicato i tuoi poteri e i tuoi ricordi e li ha dati a me!Bwahahah!") come Venom ottiene i suoi poteri.

Ma queste sono riflessioni da vero nerd, in realtà il film è ben calibrato e soprattutto divertente, gestendo bene gli spazi dei numerosi personaggi, alternando scene per tutti i gusti. E' chiaro che un blockbuster come questo è indirizzato alle più varie fasce di target (e questo ne spiega in parte il successo) e non può non basarsi in alcune scene su coincidenze (quella del camion di sabbia e quella della chiesa, per intenderci), come spesso succede nell'entertainment più leggero, e i fumetti di supereroi ce l'hanno insegnato bene. Riguardo al target, ecco quindi battute un po' sciocche e mazzate a go-go per i più piccoli, tormenti di coppia per i teen agers, dialoghi esistenziali e umorismo un pelino più raffinato ma sempre un po' slapstick per i più grandicelli (vedi la scena al ristorante con Bruce Campbell) etc. E ovviamente, Spider-Man 3 è un filmone americano ad uso e consumo sopratutto degli americani, comprensibili e quasi perdonabili i continui richiami all'essere Newyorkese, la scenona con la bandiera a stella e strisce e l'apparizione di un numero imbarazzante di membri delle forze dell'ordine. Se tutto questo permette comunque che il film resti godibile e divertente, con magari qualche intelligente sermoncino di Zia May (io ci ho letto un messaggio contro la pena di morte) non proprio da cowboy... ben venga.

25 marzo 2007

Eran 300, giovani e forti...



Visto e gradito 300. Vi dirò la verità, in un videoclipparo come Snyder non avevo molta fiducia, e il rischio "fumettone senza anima" era dietro l'angolo. L'approccio pseudo autoriale dichiarato all'inizio, poi, mi ha fatto pensare che l'opera non sarebbe stata diffusa granché nelle sale. Invece le polemiche ad hoc hanno spinto il film in Usa, visto da chi voleva criticarlo e da chi voleva identificarcisi, facendolo schizzare in cima al botteghino, nonostante un approccio sui generis e degli attori sconosciuti (ma tremendamente somiglianti alle contorparti cartacee). E anche in Italia, quindi, abbiamo potuto vederlo. E meno male. Perché 300 è una gioia per gli occhi,una scarica di adrenalina, un esempio di come il computer e il famigerato "schermo verde" possano portare ad un'ottima fotografia che da sola vale tre quarti del film. Sin City lo aveva già dimostrato, d'altronde. E come Sin City, 300 è assolutamente sopra le righe, un film da non prendere sul serio, senza vederci chissà quale oscuro disegno plagiatore, ma che come tutte le produzioni di Miller da DKR è una provocazione continua, l'esacerbare tutte le caratteristiche di un genere (il peplum, in questo caso), con buoni e cattivi divisi come il bianco e nero. E si spiegano con facilità gli inserti "fantasy", che per certi versi non mancavano neppure in Erodoto, e che sottolineano ancora di più l'esotismo dei persiani. Inevitabile qualche risatina, grazie alle scene di tensione omoerotica sparse (a mio parere volutamente) e ad una scena che da sola risponde a tutti coloro che ritengono che questo film è un'apologia della violenza e della strategia di guerra americana: Mentre Leonida si appella alla civiltà, il suo secondo scanna gli ultimi sopravvissuti, concordando sulla necessità di essere civili...
Non prendete troppo sul serio questo film, godetevelo e basta.

20 gennaio 2007

Grind House!!!

Finalmente on line il trailer di Grind House, il nuovo film double-feature di Tarantino e Rodriguez! Come quei filmacci di serie Z da drive in che i due registi tanto amano, i film escono in coppia, e tra l'uno e l'altro ci saranno anche dei trailer "fasulli" di film inesistenti sullo stesso filone all-action/splatter/demenziale :)

E' un puro lavoro d'amore per i due registi che hanno inventato un genere rispettivamente con Pulp Fiction e C'era una volta in Messico e ricreato i termini "pastiche" e "post-moderno" applicati al cinema. Per dedicarsi a Grind House, progetto che avevano in mente da tempo, hanno messo da parte i più impegnativi e commercialmente appetibili Inglorious Bastards e Sin City 2. Io, intanto, non vedo l'ora.

27 maggio 2006

X-Men 3, una recensione fatta col cuore



Difficile che io riesca ad essere imparziale quando devo giudicare un film sugli X-Men: sono i personaggi che seguo da una vita, quelli a cui sono più affezionato...
Vedendoli al cinema dunque sono combattuto tra l'affetto per i personaggi, e la gratificante ed emozionante sensazione di vederli "live", e le pretese del fan di vecchia data.
In ogni caso, X-Men - Conflitto finale è un film che va oltre le aspettative. L'assenza di un ottimo regista come Singer, che nel secondo capitolo della trilogia aveva superato se stesso, si sente: non ci sono certe trovate di regia e finezze di sceneggiatura (come un certo humor irriverente), da questo punto di vista è un po' banalotto. Ma il film ha un buon ritmo, specie nella prima parte, e delle scene altamente spettacolari e intense. Certo, alcuni elementi di metafora si sarebbero potuti approfondire meglio, e sopratutto alcuni personaggi avrebbero potuto godere di maggiore visibilità e rispetto, ma il tutto viene compensato con un certo coraggio nel rompere lo status quo. Lo spettatore, specie quello appassionato, viene shockato, forse gratuitamente, ma non può fare a meno di sentirsi coinvolto ed emozionarsi.
Un vero peccato che alcuni personaggi, che erano stati inseriti per strizzare l'occhio ai fans (come Psylocke, Callisto, Omega Red...) poi non c'entrino una beneamata mazza con i loro corrispettivi fumettistici, e che altri, come Colosso, vengono usati solo per i lavori forzati (da subire in silenzio!)... ma in compenso i personaggi principali vengono approfonditi, con risvolti inaspettati, e Tempesta ha il giusto ruolo che merita. E non perchè lo dica Halle Berry, ma perchè il personaggio è una delle colonne della saga mutante.
Peccato per la colonna sonora forse troppo pesante, a volte.
Insomma, un film meno intenso e "autoriale" del secondo, più spettacolare di tutti gli altri capitoli della saga, ma emozionante e coinvolgente.
Anche se non siete dei nerd come me.

2 maggio 2006

Goduria nerdico-cinematografica



Nella sola giornata di oggi, parecchio densa di lavoro arretrato, ho avuto modo di rilassarmi per qualche minuto con ben due filmati che vi segnalo subito.
Gioie per gli occhi di ogni nerd che si rispetti, finalmente possiamo vedere un bel pezzo della scena ambientata nella Stanza del Pericolo da X-Men 3 (qui) e il primo vero e proprio trailer del film di Superman by Brian Singer (qui).
Nel primo filmato possiamo assistere a come è stato aggirato (in maniera abbastanza banale direi) la questione di mostrare le Sentinelle nel film, ma la scena ha il suo punto forte nella "mossa" fastball special che da vedere dal vivo fa un certo effetto. Il secondo filmato invece ci fa già assaggiare quanto sarà grande Superman Returns, con un cast di alto livello (Kevin Spacey/Lex Luthor si preannuncia fenomenale) e delle scene emozionanti.
Ancora poche settimane!!!

27 marzo 2006

Il caimano



Il Caimano non è un film su Berlusconi, o almeno, lo è in parte.
E' un film sull'abbandono, la crisi della famiglia, la crisi del cinema nostrano, l'Italia moderna e quella dei furbi. C'è un grandissimo Silvio Orlando, produttore cinematografico di serie Z fallito nella vita e nella carriera, c'è una particina per Michele Placido, che quando si prende in giro, come in Liberate i pesci, è sempre grandioso, c'è lo stesso Moretti che parodizza una certa sinistra per poi convincersi (e convincere) nel finale.
Nella prima parte si ride spesso, per le caratterizzazioni sopra le righe di certi personaggi, poi mano a mano arriva la malinconia, mentre il quadro intorno al protagonista si delinea, mentre la scalata al potere di Berlusconi, raccontata parallelamente, ci mostra il declino del paese, il suo cambiamento, il suo passaggio a logiche consumiste, materialiste, non solidali, non democratiche.
Berlusconi è un pretesto per unire la vita del protagonista, che deve fare un film su di lui, a quella dei personaggi di contorno, ma è anche un pretesto per alcuni dialoghi sul declino della politica, sulla riabilitazione dei furbetti, sui misteri dell'Italia degli ultimi 20 anni legati al Biscione.
Non c'è da scandalizzarsi: quello che viene rappresentato intorno a Berlusconi, quello che viene recitato dall'attore (anzi dagli attori!) che lo rappresenta egregiamente, e anche i pochi inserti documentaristici, è la sacrosanta verità che tutti conosciamo.
Il problema è che chi vede un film come questo (o come Viva Zapatero, o come La Mafia Bianca) sa già da che parte voterà. Non sposterà un voto. Se la casalinga di Voghera lo vedesse, forse, potrebbe non votare Berlusconi, il 9 aprile.
Ma la sua vera forza elettorale non sono gli ignoranti. L'ignoranza, con un certo sforzo, si può cambiare. Il problema sono i furbi. I piccoli criminali con i piccoli colletti bianchi. Sono le persone che sanno che votando Forza Italia, a livello macro, sapranno di avere condoni per abusivismi e evasioni fiscali, o agevolazioni sulle tasse di successione o in tribunale. A livello micro, chi sa di poter avere un posto assicurato alla Forestale, o una spinta nella corsia ospedaliera.
L'ignoranza è uno stato dell'essere, la furbizia è congenita.

Il problema è questo. La furbizia e la criminalità dell'Italietta delle barzellette elevata a politica ordinaria, incarnata da un massone, mafioso, arrogante e presuntuoso seduto sulla poltrona di Presidente del Consiglio.