12 novembre 2011
Per un momento epico ci vuole un...
22 settembre 2011
Manuela Arcuri e gli eroi dei nostri tempi

Rilancio qui un pezzo pubblicato pochi giorni fa nel mio blog su L'Unità.it. Cliccate qui per vedere la pagina, con tanto di vignetta di Giuseppe Lo Bocchiaro.
La scorsa settimana, stava per avvenire uno di quegli strani cortocircuiti mediatico-culturali a cui ci stiamo forzatamente abituando: la strabordante attrice Manuela Arcuri rischiava di trasformarsi lentamente in un’eroina dell’anti berlusconismo. Quando ci si era fermati a quel “no” rivolto al mammasantissima Silvio, tutti cominciavano a pensare che la bella Manuela nascondesse quell’orgoglio di un’Italia che - appunto - sa dire no a raccomandazioni, svendite del proprio corpo, ingiustizie. Già me la vedevo, ospite dei salotti buoni della sinistra (televisivi e non), idolatrata come la nuova Serracchiani, opinionista de Il Fatto Quotidiano. Ci sarebbe quasi da farle una statua... ah, no, nell’Italia delle vittime di mafia negate ci sta già una stata alla Manuelona. In verità, come spesso accade e come s’è scoperto pochi giorni dopo, dopo quel no c’era un “ma”. “Prima vedere cammello”, pare abbia detto la Manuela a Berlusconi tramite il “presunto pappone” Tarantini. Prima la conduzione di Sanremo, poi lo ius primae noctis al potente. Manuela arcuri non è un’amazzone, una suffragetta, una Wonder Woman de noantri. È una di quelle persone che “prima vogliono vedere il cammello”, furba tra i furbi. Da quello che si evince da questi fattacci, è scaltra tra gli scaltri, nella maniera del “frego il prossimo prima che freghi me”... e si potrebbero usare altri sinonimi più volgari ma più azzeccati.
In questa storia, non ci sono eroi. Né tanto meno “eroi popolari”, come ha definito ieri Ferrara nel suo Radio Londra l'amico Berlusconi. Ci sono solo miserie e bassezze, povertà intellettuali e d’animo. Non ci sono gli eroi di Zola, Verga o Dickens. C’è la povertà di Tarantini, che per mantenere il suo tenore di vita, porello, deve ricevere 20 mila euro al mese dal benefattore Berlusconi (più una tantum di 500 mila!). Ci sono cumenda e servi, deputati annebbiati e direttori di rete compiacenti, ragazzine viziate cresciute a pane e Non è la Rai, aspiranti miss "qualunque cosa" e private di valori come l’onore (inteso nel senso del rispetto di sé) da 30 anni di rincoglionimento da Tv commerciale. Ci sono procuratori che ritardano le indagini, capi di stato che ci deridono o che ne approfittano, avvocati pronti a negare l’evidenza con ogni magheggio, giornalisti che scavano nel sempre più torbido e altri che si appellano alla contorta figura del “dandy” per definire puttanieri malati di sesso. C’è un insieme di gentaglia da torbidi Night Club di provincia che non è qualificata per governare un paese in alto mare.
Non ci sono eroi in questa storia. Solo squallide comparse di un’Italia - ahinoi - troppo vera.
13 giugno 2011
10 giugno 2011
Riappropriamoci delle parole (e dei sì)
Ripropongo qui un pezzo che ho già scritto per il blog su L'Unità. Non lo faccio mai, ma a questo tengo particolarmente.
Chiamatelo “Berlusconismo”, chiamatela “seconda repubblica”, chiamatelo come volete, ma pensate per un attimo a quanto la comunicazione politica, giornalistica e sociale sia cambiata da quella famigerata “discesa in campo” (giusto per citare un’altra locuzione post-berlusconi). Ma se davvero il vento sta cambiando, se davvero gli italiani vogliono mettere da parte un decennio e mezzo di furberie politiche, mancanze di rispetto verso le istituzioni, volgarità e piccolezze, il percorso passa anche dalle parole, dal loro uso e dal loro significato.
Ho sorriso quando ho visto quel “Forza Italia” sulla copertina dell’Espresso della scorsa settimana: sarebbe bello poterlo gridare allo stadio o in piazza (così come “forza azzurri”) senza dover pensare all’ufficio marketing che lanciò il partito-telenovelas-spottone del ’94. È bello sentire i vincitori delle elezioni amministrative a Milano e Napoli parlare di libertà: la libertà dal malaffare o dalla cattiva politica, la libertà vera. Non quella venduta come un prodotto a un “popolo” che invece sembra invece conoscere solo l’asservimento al padrone/presidente e alle sue libertà personali, in politica, a letto, negli affari, in tribunale.
Sarebbe bello che si tornasse a parlare di “cancro” non per offendere persone o tantomeno istituzioni, ma solo per ricordare il dramma di chi soffre o sostenere la ricerca.
È stato bello, quasi commovente, sentire parlare Ilvo Diamanti di “bene comune”, lunedì sera all’Infedele di Lerner (altro covo di pericolosi “comunisticomunisticomunisti!”), locuzione dimenticata anche a sinistra.
E sarà senz’altro bello tornare a dire di sì. Gli elettori della sinistra sono stati abituati, anzi spinti, a dire “no”. No al ponte, no alla Tav, no alle piattaforme petrolifere. Il “no” mi è sempre sembrato violento, perentorio, persino sgarbato, poco propositivo, poco di sinistra. Certo, rappresenta fermezza e decisione, e rifiuto dei compromessi. Ma sarà un altro soffio di vento nella giusta direzione, domenica 12 e lunedì 13 giugno dire sì per dire no: dire sì all’acqua a portata di tutti e libera dal giogo del profitto, dire sì alle energie alternative, rinnovabili e pulite, dire sì a un paese dove tutti hanno gli stessi diritti, e dove nessuno può pensare di essere processato diversamente dagli altri tutti. Dire sì a un’Italia dove tutto può essere usato nel modo più giusto. A cominciare dalle parole.
29 maggio 2011
Comunque vada sarà un successo

23 marzo 2011
"Allora, che si dice a Trapani?"

16 marzo 2011
Mumbling mumbling (2)

Un paio di mesi fa vi ho segnalato i post del blog Mumble mumble, affidatomi in buona fede da L'Unità. Torno a segnalarvi gli aggiornamenti (dal più recente), e a farvi notare le piccole variazioni dell'impostazione di questo blog, giusto per dire che non verrà messo da parte a favore del suo compagno ancora più rosso.
Le iniziative dei fumettisti in risposta alla catastrofe giapponese
Tsunami, i mangaka reagiscono con un sorriso
Non tutti i magrebini la pensano come noi
Il tunisino "lumbard" e Gheddafi
Un'immagine vale più di mille parole
Ossimoro
Guy Delisle ci racconta dei regimi
Come ridere delle dittature
Prove e controprove delle contraddizioni berlusconiane
I posteri e Youtube
Intervista a Giovanni Di Gregorio, sceneggiatore bonelli residente a Barcellona
Quando il cervello dietro Dylan Dog è in fuga
Riflessione sulla morte di un membro dei Fantastici 4 e sulla gestione degli spoiler
Non più 4, ma ancora fantastici
Annunci di anziani soli
AAA PresdelCons offresi
14 dicembre 2010
Un raffinato commento politico sulla giornata odierna

25 novembre 2010
Cosa?! 245 milioni alle scuole private?


L'Italia bella come sfondo degli italiani belli che reclamano giustizia. Motivo d'orgoglio.(meno belle le mazzate che volano, quelle dei soliti infiltrati e quelle dei poliziotti con il manganello facile, e anche quelle auspicate)
Foto tratte dal sito del Corriere della Sera.
19 novembre 2010
Ruderi in tv
anche ad #annozero la moda di facebook di usare facce dai cartoni: Bondi è il cane di Heidi, Veltroni è Chobin
Porro è proprio fastidioso, cazzo. Nomen omen?
Scamarcio è proprio un uomo da cinema! non guarda mai in camera! GENIO!
Andrea Purgatori è uno bravo. Tra l'altro dei 3 a parlare in piazza finora è l'unico che ha dimostrato "cultura" parlando in italiano.
ah! una fugace inquadratura di Valeria Solarino! tra ste tante facce di chobin finalmente qualcosa da cui restare ammaliati
Veltroni ricorda cosa ha fatto per la cultura quando era ministro, MA ANCHE quando era sindaco di Roma
perché quando si parla di gianni letta si deve dire sempre "dottor gianni letta"? ma che, gianni è il secondo nome?
Bondi dice tante di quelle banalità che potrebbe essere deputato del PD (arre', "dottor gianni letta"...)
se bondi avesse le palle gli fumerebbero mentre parla travaglio
crolla pompei e i miei gatti crollano per il sonno con le parole di bondi
vabbe' s'è capito che l'unico rudere che interessa a Bondi è Berlusconi
Philippe Daverio è troppo finto per essere vero
Qualcuno dica a Garrone che è vero, Bondi ha visto Gomorra! Ha detto che è il suo film di fantascienza preferito dopo La storia infinita
La proposta del governo sarà ospitare i cittadini dell'Aquila dentro i termovalorizzatori inutilizzati in Campania
bisognava aspettare che crollasse Pompei per capire come sta messa male.Aspettiamo che cada il governo per capire come siamo messi male?
NO! Il Tea Party italiano! Ha la stessa faccia da fesso e parla di privatizzazione come quei buzzurri corrispettivi americani. OH MY GOD
okay, con l'immagine del sosia di Jean Claude di sensualità a corte come esponente del tea party italiano posso morire a letto
In via dei matti numero zero

Una proposta difesa su varie bacheche virtuali da giovani fascistelli o pseudo tali e vecchi (senza offesa) lupi della dialettica politica, probabilmente ammaliati dalle citazioni del Che Guevara della destra italiana (Fini, chi altri) o dall'apparizione epifanica di Donna Almirante in tv la scorsa settimana (quella del "il saluto fascista è un saluto igienico perché non bisogna stringere le mani").
A difesa della raz--ehm, dell'iniziativa, le convergenze di intese tra Almirante e Berlinguer o all'amnistia favorita dal PCI nell'immediato dopoguerra. O anche, e soprattutto, il fatto che Giorgione nonostante sia stato tra gli autori di riviste di propaganda razziste e fasciste, e tanto fedele al duce da seguirlo a Salò, si sia poi pentito. Una giustificazione che sonda nell'animo di un uomo che non c'è più, quindi per carità, profondissima. Sul fatto che, in collaborazione con le truppe occupanti naziste, si sia macchiato più o meno indirettamente del sangue di connazionali, si soprassiede. Dopotutto era una guerra civile, e in amore e guerra, si sa, tutto è lecito.
Magari era una guerra civile anche negli anni di piombo, quando si armavano gli studenti fascisti (e dall'altra parte quelli comunisti) e dal palazzo li si guardava pestarsi a sangue prima di mandare i celerini a fare piazza pulita.
Spero in particolare che tra questi giovani neo-pro-bis fascisti (o come vogliono essere chiamati) non ci sia qualcuno che (come me) ha avuto parenti picchiati o tormentati dai fascisti - quelli veri - altrimenti si rivolterebbero nella tomba. A volte la storia vera, quella dietro l'angolo e dietro pochi decenni, insegna di più di quanto letto su internet o sugli opuscoli di regime.
ahinoi.
Comunque, se davvero si vuole proporre una strada intitolata ad Almirante, proporrei anche:
- Piazza Craxi (perché era un bravo statista, neh, e poi noi c'abbiamo Bobo (?))
- Corso Mussolini (perché i treni arrivavano in orario)
- Largo Tommaso Buscetta (ah! si è pentito anche lui, no?)
- Via Dottor Destino (dai che è il cattivo più figo dei fumetti)
- Vicolo Pietro Gambadilegno (dopotutto è simpatico)
- Via Macchianera (vedi sopra)
- Piazza Stalin (per par condicio criminosa)
- Via Michael Jackson (che ha deciso bene di smettere di essere un negraccio e diventare bianco)
- Largo Delfo Zorzi (dopotutto la magistratura lo ha appena scagionato)
- Piazza Hans Landa (che in Bastardi senza gloria Christopher Waltz ruba la scena a tutti)
Sarebbe bene che i nostri consiglieri comunali si impegnassero di più in discussioni più costruttive (consiglio da elettore, per carità). Tipo, la cittadinanza a Sodano, dovere di una città che prima ancora che anti-fascista dovrebbe essere bilateralmente anti-mafiosa.
Un saluto igienico a voi.
marco
PS: questo post è ecologico: ho riciclato alcune cose che ho scritto su Facebook.
11 novembre 2010
Donna Almirante strikes back

ad Annozero, campagna elettorale con Bocchino.
ospiti della serata, le chiome canute di Belpietro e Casini, la bella & Telese, e credo almeno un leghista.
Belpietro è ancora visibilmente scosso dall'attentato che ha subito qualche sett fa. Guardate che occhi spenti
Telese è un bratwurst con la giacca a righe che dice cose intelligenti
Casini apre le vocali in maniera preoccupante. Ma è ancora più preoccupante quando cita il vangelo
dopo avere cannato una citazione del vangelo, Casini si infervora come un Di Pietro qualunque
nooooo! "Donna Almirante"! la vecchia suocera rincoglionita che nessuno di noi ha mai voluto!
a Donna Almirante evidentemente da fastidio la parola "libertà". E dopo la casa di Montecarlo ora c'è pure la casa di Almirante...
signori, la più demenziale spiegazione del saluto romano. Sempre by Donna Almirante. Ma non la rinchiudono?
E' il momento di Renzi, l'Obamino toscano che colleziona nei come Vespa
lo volevo! volevo sentire Renzi pronunciare la parola "bohhino" con il suo accento. Grande momento di televisione, in fascia protetta
Renzi ci prova spudoratamente e romanticamente con Casini. Ma c'è sempre un Bocchino di mezzo
Bocchino teme che Silvio faccia brutte figure se i giornalisti in Corea gli chiedono cose imbarazzanti.Ma se di solito fa tutto da solo?
se continuano a citare Lele Mora mi metto a vomitare
secondo me quei poveracci non scendono dalla gru finché qualcuno non dice che sono nipoti di mubarak
il momento delle acrobazie, spero: sono veramente curioso di vedere come farà Bocchino a giustificare le conseguenze della Bossi-Fini.
telese che si immedesima negli immigrati che non mangiano è un ossimoro cicciuto vivente
"la clandestinità secondo le statistiche è criminogena". Bocchino si arrampica sulle gru
ogni volta che parla Belpietro, nel regno delle fiabe, una fatina MUORE
mentre parla Travaglio, Belpietro dirigna tanto i denti che il mento gli tocca la punta del naso
dai sondaggi, gli elettori di sinistra preferiscono a Bersani nell'ordine: il mostro di Lochness, Fini, Priebke, Magneto e uno stafilococco
Non posso farci niente, secondo me Renzi ha sbagliato tutto: poteva essere il nuovo Pieraccioni, porco cane.
Giulia Innocenzi impedisce a bocchino di parlare. Pessimo caso di Bocchino Interruptus
vi lascio a Vauro, che fa ridere certamente più di me (ma meno del trio Renzi-Bocchino-Casini)
cmq tra luisella costamagna, casini e bocchino è stata una puntata ad alto contenuto erotico
2 novembre 2010
Meglio una marocchina oggi...
Chissà quanto gli saranno grati i tanti omosessuali non dichiarati nel centrodestra...
Gli elettori ignoranti intanto applaudiranno.
26 ottobre 2010
Mafia da serie A

Una mafia da serie A(articolo pubblicato originariamente su L'Isola Possibile dell'aprile 2009)
Marcello Dell’Utri e il boss trapanese Virga “salvati” dalla prescrizione di un vecchio caso. L’accusa? Niente poco di meno che estorsione ai danni dell’allora presidente della Pallacanestro Trapani.
Prima di essere la vela lo sport preferito dei trapanesi (anche se qualche dubbio, a 5 anni dall’America’s Cup siciliana, comincia a sorgere) era la pallacanestro a farla da padrone nella città della falce.
Il Trapani Basket, tra gli anni ’80 e i ’90, veleggiava glorioso verso l’A2, con una capatina nella A1 nella stagione ’91-’92. Erano gli anni dell’allenatore Giancarlo Sacco, del playmaker Ciccio Mannella, dell’americano Reginald Johnson, del presidente Vincenzo Garaffa. E del marchio sulle canotte della birra Messina, alcolico sulla cui qualità soprassediamo, ma che aveva un promoter unico: il boss Vincenzo Virga (quello dell’assassinio di Rostagno, della Calcestruzzi Ericina, dell’omicidio del giudice Giacomelli e altro ancora).
Virga, in verità, più che alla birra era interessato ai soldi: si era presentato sul posto di lavoro del presidente Garaffa per minacciarlo, chiedendogli la metà del miliardo e mezzo di lire della sponsorizzazione stipulata tra Birra Messina e Trapani Basket grazie alla società Publitalia. Quest’ultima non si sarebbe accontentata del 10% della somma, quanto pattuito per la mediazione, ma esigeva di più, e lo esigeva in nero. E a mandare quell’estortore eccellente a casa Garaffa, sarebbe stato l’altrettanto eccellente presidente di Publitalia, Marcello Dell’Utri. Stando all’ordinanza di custodia cautelare, dell’Utri avrebbe “posto in essere una serie di atti, tutti diretti in modo non equivoco a commettere il delitto di estorsione, non riuscendo a commetterlo per cause indipendenti dalla propria volontà”. Sempre secondo i magistrati, l’ex collega di università di Berlusconi inizialmente si sarebbe “solamente” prodigato in un paternale suggerimento verso Garaffa che sembra quasi uscito da un libro di Mario Puzo: “Io le consiglio di ripensarci, - avrebbe detto - abbiamo uomini e mezzi che la possono convincere a cambiare opinione”. E davanti al rifiuto dell’imprenditore, avrebbe quindi usato il messaggero mafioso, che a Garaffa avrebbe ricordato di trovarsi lì per quel “debito” con gli “amici” milanesi.
Nell’ordinanza i giudici di Milano prevedevano inoltre che il procedimento si sarebbe potuto incastrare con un’altra avventura giudiziaria di Dell’Utri: il processo che lo vedeva accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, le cui indagini erano partite nel ’94 e che al momento è fermo alla condanna in primo grado del dicembre 2004.
Nelle imputazioni del Pubblico Ministero si legge che Dell’Utri avrebbe “concorso nelle attività di Cosa Nostra nonché nel proseguimento degli scopi della stessa, mettendo a disposizione l’influenza e il potere derivanti dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario e imprenditoriale, nonché dalle relazioni intessute nel corso della sua attività”. Il Pm accusava Dell’Utri di avere “partecipato personalmente ad incontri con esponenti anche di vertice di Cosa Nostra”, “di avere provveduto al ricovero di latitanti” nonché di intrattenere rapporti continuativi con gente del calibro dei boss Stefano Bontade e Totò Riina e “l’eroico” Vittorio Mangano. Insomma, una serie di rapporti che parrebbe difficile giustificare (se confermati in ultimo grado di giudizio) anche dopo la recente sentenza della Cassazione che stabilisce che pranzare con un mafioso non è indice di gravi indizi di concorso esterno. Intanto aspettiamo trepidanti di conoscere l’opinione della Corte su cene e colazioni.
La denuncia dell’ormai ex presidente della società cestistica ha portato a un lungo processo, sullo sfondo di una carriera politica costellata per Dell’Utri di successi (tra cui la fondazione di Forza Italia) e altri procedimenti penali, e invece per Garaffa di un’esperienza al Senato arenatasi al seguito delle sfortune del Partito Repubblicano. La cattiva sorte di quest’ultimo ha accompagnato quella della squadra, che è giunta al fallimento nel ’97 in condizioni finanziarie tutt’altro che rosee.
Di tanto in tanto, le notizie delle sentenze scuotevano le due parabole (ovviamente una ascendente, l’altra discendente). A Milano i giudici accertarono il fatto e in primo grado (maggio 2004) e secondo grado (maggio 2007) condannando Dell’Utri e Virga a due anni per tentata estorsione. In Cassazione, però, il giudizio viene cancellato, e rimesso a un’altra sezione della Corte d’Appello di Milano, dove viene decisa la derubricazione del reato: non più estorsione, ma “minaccia grave”. Un reato per il quale i tempi della prescrizione sono molto più brevi.
E così, lo scorso 14 aprile, Virga (in carcere dal 2001) e Dell’Utri (in Parlamento dal 1996) sono stati prosciolti per prescrizione del reato. Tutti contenti? No: Dell’Utri ci tiene a ricorrere, definisce la sentenza “pilatesca” e vuole dimostrare in tribunale che nemmeno il reato di minaccia esiste; Virga dal carcere di Parma dichiara di voler fare ricorso per Cassazione (forse perché ci tiene alla propria nomea?). E, chiaramente, nemmeno Garaffa è contento del risultato. Anche perché, a conti fatti, la prescrizione in Italia sembra il traguardo di molti avvocati, specie dall’accorciamento dei tempi grazie alla legge “ex Cirielli”.
C’è un grave malinteso, nel nostro paese, sul significato del termine “prescrizione”. I giornali e i politici vorrebbero farci credere che la prescrizione corrisponda ad un’assoluzione, ossia alla determinazione di innocenza dell’imputato. Dopo averci martellato con la frase dal retrogusto dell’ossimoro “assolto per prescrizione”, siamo stati portati a credere che imputati eccellenti come Andreotti o Berlusconi abbiano “vinto”. In realtà, la prescrizione è una causa di estinzione del reato, che interrompe il processo a carico dell’imputato dopo che è trascorso un determinato lasso di tempo dal fatto, solitamente proporzionale alla gravità dello stesso, ma non esprime un giudizio o un’assoluzione. Lo scopo è dunque di evitare, in un sistema spesso ingolfato, che la macchina giudiziaria continui a impegnare risorse per la punizione di reati commessi a distanza di molto tempo (ovviamente, non si applica a reati di particolare gravità).
Sarebbe lecito per i cittadini coscienziosi restare nel dubbio, specie quando ad usufruire della prescrizione troviamo individui la cui morale desidereremmo intatta e la coscienza indubbiamente pulita. Quando deputati, senatori, ministri e premier collezionano prescrizioni come se fossero figurine dei calciatori - pardon, dei cestisti - mantenendosi in quel limbo tra innocenza e colpevolezza (non giuridica, per carità), ci si dovrebbe aspettare titoli in prima pagina e scene da Oscar nei telegiornali. Invece la prescrizione dei soliti reati - corruzione, estorsione, bancarotta fraudolenta, finanziamenti illeciti, etc - che sembrano quasi di moda in quel di Montecitorio è ormai prassi. Tanto da passare quasi inosservata, caso dopo caso. Come questo caso, che tra l’altro, non manca di affiancare il nome di una delle figure di spicco della seconda Repubblica a quello di uno dei mafiosi più noti e spietati degli ultimi trent’anni.
12 luglio 2010
Ciao Giorgio
18 giugno 2010
Processo Alpi da rifare?
24 aprile 2010
Un appello per Ilaria e Miran
COMUNICATO STAMPA
VERITA’ E GIUSTIZIA PER ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN
“Noi vogliamo verità e giustizia, noi chiediamo verità e giustizia”. A sedici anni dalla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la giornalista e l’operatore del Tg3 Rai uccisi il 20 marzo 1994 a Mogadiscio, l’Associazione Ilaria Alpi lancia un appello al Presidente della Repubblica, alla magistratura, alla politica e a tutti gli italiani per individuare i mandanti e gli esecutori del duplice omicidio.
L’appello è stato lanciato al Festival internazionale di giornalismo in corso a Perugia. LO SI PUÒ FIRMARE presso la Sala stampa-Hotel Brufani (piazza Italia 12 Perugia) e sul sito http://www.premioilariaalpi.
“Dopo sedici anni, lunghissimi e dolorosi – si legge nell’appello dell’Associazione - si sa quasi tutto di quel che accadde quella domenica di marzo e perché. Si sa che fu un’esecuzione, come ha scritto lo scorso 17 marzo, il Gip Emanuele Cersosimo del Tribunale di Roma nel respingere la richiesta di archiviazione: “un omicidio su commissione, organizzato per impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin su traffici di armi e di rifiuti tossici, venissero portate a conoscenza dell’opinione pubblica”.
Le prove non mancano. Sono quelle “custodite” nei documenti e nelle testimonianze accumulate attraverso le inchieste della magistratura, quelle parlamentari e quelle giornalistiche.
Ma perché, si chiedono i firmatari dell’appello, non si è ancora arrivati a una verità giudiziaria? Chi non vuole la verità e perché?
“Noi - si legge nell’appello - chiediamo alla Magistratura di procedere nell’accertamento delle responsabilità, di individuare esecutori e mandanti. Noi chiediamo alla politica un impegno deciso affinché tutte le verità connesse al duplice omicidio vengano alla luce.
Noi chiediamo al Presidente della Repubblica di farsi garante nei confronti dei familiari e di tutto il Paese che vogliono e hanno diritto ad avere verità e giustizia”.
Inviati in Somalia per seguire la guerra che stava insanguinando il paese africano e le operazioni militari realizzate dagli Usa con l’appoggio dei Paesi alleati, fra cui l’Italia, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin probabilmente avevano scoperto inquietanti traffici internazionali: armi ai “signori della guerra” somali in cambio di terre per lo smaltimento di rifiuti tossici. Un traffico che avrebbe coinvolto organizzazioni criminali come la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra. Il tutto con la copertura e la complicità di strutture di potere pubbliche e private.
30 marzo 2010
Tra l'incudine e il martello
Sono in attesa del passaggio della residenza dal Piemonte alla Sicilia. Quindi sono "né carne né pesce", come mi ha professionalmente e sinteticamente illustrato la funzionaria del comune allo sportello. E quindi non ho potuto votare. In questa terra di nessuno temporale, mentale e burocratica, preferisco pensare di non avere nessun Presidente di Regione piuttosto che trovarmi con due fuoriclasse: uno che si scopre indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (notizia che stupisce in pochi visti certi trascorsi) e un'altro che è un ben noto xenofobo con le stesse capacità dialettiche di un assorbente interno usato. Non c'è nord e sud, è il paese che va a puttane (o escort, o trans, ma sempre puttane sono). Meglio essere apolide, va'...
8 marzo 2010
3 marzo 2010
Elio aveva capito tutto
Se il periodo di merda non accenna a passare, almeno il lavoro mi da qualche soddisfazione, che rivelerò presto. Sono reduce da un'ottima edizione di Mantova Comics (nonostante l'assenza forzata dell'ospitone internazionale) con alcune delle conferenze più vivaci e interessanti a cui ho avuto l'onore di partecipare. Faccio una capatina nel mondo reale, da cui sono stato lontano perché in altre faccende indaffarato e da altri pensieri impensierito, e trovo la gente si stupisce e si scandalizza per due cose in particolare:
- Un tizio presenta delle liste in ritardo (dice lui) perchè era andato a mangiare un panino. O perché le squadracce radicali gli hanno impedito di votare (??!!) o perché Berlusconi non era contento del risultato fino all'ultimo (gira anche sta voce). E a destra si lamentano dell'esistenza di regolamenti e leggi su queste fasi delle competizioni elettorali. Cioè, si lamentano dell'esistenza dei giudici, delle leggi e dei reati in generale per cose ancora più gravi che le formalità burocratiche, dov'è la novità?
- In Senato si applaude a una persona che si sospetta legata alla Camorra perché andrà in galera. "Con onore", dice Gasparri. Da personalità che si applaudono a vicenda conoscendo con certezza l'uno dell'altro le magagne, e che chiama Mangano eroe, perché stupirsi?
Me ne torno a lavorare va', che se sapeste su cosa sto lavorando, cari amici nerd...

