19 maggio 2007

Il segreto di Lanterna Verde

In questi giorni esce in edicola e in fumetteria il quarto volume di Classici DC: Lanterna Verde. Dopo avere supervisionato le traduzioni del grande Daniele Brolli nei volumi due e tre, con questo sono subentrato ufficialmente come traduttore della serie, un po' per caso, devo dire. Tra l'altro, a partire da questo numero e per altri due, c'è il mio pard Carlo Del Grande alle supervisioni, prima che partisse per lidi paninari. Ovviamente vi invito a farmi sapere che cosa ne pensate.

La mia passione per il personaggio è nota, al punto che capita che amici o conoscenti mi chiedano che cosa ci trovo di tanto affascinante. Beh, le motivazioni sono essenzialmente due, e sono legate alla natura stessa del character. Lanterna Verde (parlo di quello della Silver Age) nasce in un contesto, a cavallo tra il maccartismo e l'era atomica e della corsa allo spazio, che indubbiamente ne connatura le origini, definendo i nemici e il protagonista stesso. La fantascienza classica e un po' visionaria dei primi numeri (debitori di tanti autori di fantascienza dei fifties), gli stessi poteri pressoché illimitati, la presenza di spie e intrighi, sono dovuti al clima dell'epoca. Ovviamente, con un personaggio così potente, chi lo scrive si trova davanti, narrativamente parlando, ad un problema: come lo si sconfigge? Come Superman ha la kriptonite, LV ha gli oggetti di colore giallo. Una spiegazione pseudoscientifica, sono dell'idea, lascia il tempo che trova se può essere superata la giusta dose di "sospensione dell'incredulità" e la consapevolezza dell'epoca della nascita del personaggio. A differenza del minerale di Krypton, poi, il "colore" permette di distribuire potenzialmente ovunque le minacce all'eroe. Altra soluzione è creare personaggi ancora più potenti, o situazioni in cui è costretto e non usare l'anello del potere attraverso il quale materializza qualunque cosa voglia. Per chi come me racconta storie, la sfida di un personaggio del genere è sempre al rialzo. E questo è quello che lo rende affascinante da un punto di vista meramente tecnico.

Se vogliamo parlare di affezione e emozioni (la prima, ovviamente, è una cosa del tutto personale), LV include in sé due caratteristiche ispiratrici e tipiche dell'eroe di un tempo di cui, mi sa, nonostante tutto non ci stancheremo mai. La forza di volontà che supera le paure e l'immaginazione che materializza qualunque cosa si immagini sono il vero carburante dell'anello del potere. E sono il vero carburante per chiunque di noi, nella vita di tutti i giorni, non solo per i "creativi". Con presupposti del genere, Lanterna Verde va anche oltre il modello supermaniano (che spesso poi viene identificato con l'antipatico american way of life), parlando a tutti, rendendo il personaggio unico, e definendo un modello.
E credo che a qualunque età, in qualunque circostanza, avere un eroe come modello non possa che fare bene.

17 maggio 2007

Ilaria Alpi - schizzi e scelte narrative


Vi segnalo che sul blog di Beccogiallo è presente un nuovo post sul volume su Ilaria Alpi che uscirà in autunno, scritto da me e disegnato da Francesco Ripoli e con l'apporto di Francesco Barilli nell'appendice testuale. In questo nuovo messaggio parlo dell'approccio narrativo alla vicenda, svelando un po' come verrà sviluppata. Inoltre, sono presenti gli schizzi preparatori di due vignette del mitico Franz. Ne approfitto per ringraziare tutti coloro che qui, sul forum di ComicUs e privatamente mi hanno fatto pervenire i loro auguri e in bocca al lupo per questo libro su cui, come sapete, stiamo investendo tantissimo :)

16 maggio 2007

U' candidatu - quarta parte

Pino aveva perso. A nulla era valso spedire i propri figli, in improbabili orari notturni, ad incollare i manifesti su pareti, lamiere e cassonetti. Né era servito stampare 20 mila volantini (di cui più della metà ancora incelofanati a casa). A nulla era valso infervorarsi su argomenti che non conosceva nella convenscio che aveva tenuto a pochi giorni dalla chiusura dalla campagna nel comitato/coiffeur, a cui aveva preso parte l'onorevole Giulio Scarpozza, esimio deputato regionale, per la bellezza di 6 minuti continuativi, nei quali aveva parlato delle fogne in contrada Milo, del tema della famiglia minacciata dai ghei e del pericolo dei terroristi.

Pino era caduto in un vortice di depressione. Il suo mentore, Nanai Russo, era sparito. Non rispondeva a telefono, il suo portavoce/borse personale gli aveva fatto sapere che era impegnato in una crociera nelle isole Egadi per festeggiare la scontata rielezione. La moglie non perdeva l'occasione di ricordagli i tanti soldi spesi. Il figlio, le cui mani puzzavano ancora di colla, veniva deriso dagli amici. Finalmente, al bar, incrocia una settimana dopo le elezioni Nanai Russo, che gli offre un caffé. I maligni dicevano di lui che era sparito per un po' dalla circolazione per evitare le voci su presunte minacce agli elettori o compravendite di voti. Nanai, con la sua mano umidiccia sulla spalla di Pino, lo guardava con gli occhi con cui un padre comprensivo guarda un figlio che ha preso una brutta pagella.
"Traquillo, Pino. Hai fatto la tua parte per il sindaco, e per la lista, e te ne siamo tutti grati."
"Ma... ho speso un sacco di soldi, pensavo... Nanai, ho preso 5 voti! Mi hanno votato i miei genitori, mia moglie e la puliscale! Tu mi avevi detto che avresti..."
"Pino, ascoltami. Hai sbagliato strategia comunicativa. La comunicazione oggi è tutto, in politica! Ma non preoccuparti. Ti rifarai alle prossime elezioni."
"Le prossime?"
(fine)

13 maggio 2007

Famileghist Day

"Ieri Adamo ed Eva hanno battuto Adamo e Giuseppe con un netto e indiscutibile 6-0. Fassino e il Palazzo non hanno capito che di piazza ieri pomeriggio ce ne è stata una sola, perché per fortuna i normali sono la stragrande maggioranza nel Paese mentre i diversi un'esigua minoranza."
Parola di Roberto Calderoli... che classe, signori!

U' candidatu - terza parte

La vera riunione operativa sul futuro del candidato Pino lo aspettava a casa, dopo cena, con la moglie Maria Rosa. Seguendo i consigli dell'Onorevole, Pino si era trovato a ridimensionare l'intero bilancio familiare. Le spese per manifesti, volantini, e quant'altro, ovviamente, erano a carico del candidato. Se Maria Rosa aveva accolto con indifferenza l'idea della candidatura del marito, non si poteva dire lo stesso dell'idea di togliere metà dei risparmi per l'università della figlia e dei ritocchini alle quote-spesa-del-sabato, virate verso l'essenziale per le frittate di cipolla. La faccia della casalinga era diventata dello stesso colore dei capelli, frutto di una prodigiosa mescolanza tra il prugna e il rosso.
Alla fine, dopo due ore di accesa discussione, Pino era giunto ad un marketing planning formidabile. Le spese per i volantini e i manifesti sarebbero state detratte dai fondi per l'affitto della casa a San Vito lo Capo (che inevitabilmente, quest'anno, saltava) e dal fondo-studio della piccola Anna, fiduciosi che l'aspirazione della bambina di mollare gli studi e diventare velina potesse restare negli anni dell'università.
Come comitato elettorale, sarebbe stato usato il negozio di Rosalia, la sorella parrucchiera di Maria Rosa.
"Maria, ma tua sorella mi odia! Chiederle un favore del genere significa che me la devo sopportare a casa nostra per tutti i prossimi natali, pasqua e capodanno!"
"Miii, e come fai, Pino! Che è meglio affittare un locale? Tranquillo, quando poi sarai consigliere comunale potremo permetterci qualche sfizio!"

Maria Rosa, quando era andata a chiedere alla sorella il permesso di usare lo spazio del negozio come comitato elettorale, si sentiva un po' una first lady. Rosalia faticava a riconoscere la sorella in quel tailleur verde acqua in stile Jaqueline Kennedy acquistato dai cinesi. La parrucchiera aveva dato l'assenso, ma a patto che gli sarebbe stato pagato un affitto e che per mezza giornata avrebbe potuto continuare a lavorare. Pino intanto era dal tipografo, amico di amici, a disperarsi sui preventivi dei manifesti e volantini elettorali, mentre il tipografo aggiungeva un altro nome alla lista di aspiranti politicanti da spennare, che da soli permettono alle loro ditte di esistere in città dove praticamente non esistono pubblicazioni su carta di alcun tipo.
(continua...)

U' candidatu - seconda parte

Pino aveva riflettuto tutta la notte sulla proposta di Nanai. La moglie, vedendolo agitarsi nel letto, pensava che il problema fossero le cozze alla cipolla della cena.
La mattina dopo, al solito bar, Nanai aveva avvicinato Pino stringendogli la mano: umidiccia, la avvolgeva con entrambe le mani viscide con un gesto che ricordava un antico saluto di una qualche dimenticata tribù indiana.
"Pino, Pino carissimo... allora, hai pensato alla mia offerta?"
Pino aveva gli occhi lucidi dall'emozione e dal caffé bollente che aveva tracannato mentre aveva visto avvicinarsi "l'onorevole" Nanai.
"Si, Nanai. Va bene."
Un mondo di lustrini, tappeti rossi, macchine di servizio e giornalisti in pugno si era aperto davanti agli occhi sognanti di Pino.
"Facciamo così - lo risveglia Nanai - vieni stasera al mio comitato elettorale, e col mio staff delineiamo le strategie elettorali, va bene? Sono contento, Pinu'!"
Un sorriso a 36 denti di cui 4 dorati si era stampato sul faccione del consigliere comunale. Pino non era ancora convinto al cento per cento, ma ci sarebbe mancato poco.

Quella sera, nel comitato elettorale di Nanai in via Fardella 26, Pino era rimasto incantato dal televisore al plasma 46 pollici che trasmetteva, a rotazione continua, lo spot elettorale di Mario Russo detto Nanai. Il candidato, che aspirava al quinto mandato consecutivo, si faceva inquadrare mentre baciava teste di bambini come il presidente dell'America e stringeva le mani a degli impiegati comunali. Di sottofondo, "tupitupituttutu-ah-ah", evocativa canzoncina adatta a tutti gli spot.
"Dobbiamo innanzitutto trovarti un soprannome. Fa colore, e rende il nome facile da ricordare".
"Ma ce lo già un soprannome - risponde Pino alla giovane riccioluta Marcella, consulting imaging manager dell'onorevole Russo - Pino è l'abbreviazione di Giuseppe".
"Ma che centra - replica focosa Marcella, accompagnata da Nanai che annuisce - un soprannome è un'altra cosa... facciamo così, sui volantini ci sarà 'Pino Scaturro detto Turro', si, mi sembra efficace".
"Eh?"
Pino non era convinto, ma cambiò facilmente idea quando le cose si fecero più concrete. Diecimila "santini", un comitato elettorale tutto suo, mille manifesti e un comizio.
"No, aspetta, il comizio no". Nanai lo riportava bruscamente alla realtà.
"Ora non si fanno più i comizi". Marcella guardava Pino come se venisse da Marte e non conoscesse le basi del vivere civile terrestre.
"Ora si fanno le convenscio".
"Le conché?"
Le convention. Buffet libero, musica dal vivo, piante esotiche e un ospite di rango, solitamente un consigliere regionale amico di amici che in una sola giornata si girava sette o otto comitati elettorali, con rispettive convenscio.
E va bene, che convenscio sia. "Ma... da che parte stiamo? E io da che parte sto?", chiese Pino, ricordandosi finalmente dei dettagli fondamentali.
"Guarda - gli risponde serioso Nanai - sarai undicesimo nella lista. Questo vuol dire che contribuirai al grande progetto della mia lista, 'La città da amare che vogliamo' e che attraverso il premio di maggioranza alla soglia di sbarramento con 300 voti nostri e 200 degli alleati della lista 'Noi ci stiamo' potresti anche avere buone probabilità."
"Ehm... va bene". Pino non era certo di avere capito.
"Per il sindaco, ovviamente appoggiamo il sindaco uscente. Una persona integerrima e sicura di sé, che ha a cuore il bene della città".
"Ma... Nanai, non avevate litigato sulla questione del campo da cricket in contrada Milo?" Pino si vedeva stravolto, davanti a sé, l'intero panorama politico locale.
"Tempi che furuno, Pinù, tempi che furuno!"
(continua...)