11 maggio 2007

U' candidatu - prima parte

Pino s'è diplomato al nautico trent'anni fa, fa l'impiegato al catasto e ha due figli. Pino conduce una vita ordinaria, ama abbastanza la moglie Maria Rosa e sopporta a dovere i figli Claudio (che frequenta saltuariamente la facoltà di Giurispudenza) e la piccola Anna, prima media. Pino un mese fa è stato avvicinato da Mario Russo, detto Nanai (nessuno ha mai capito perché), consigliere comunale passato con disinvoltura, negli ultimi 5 anni, dall'Udc ai socialisti fino al nuovo movimento "La città da Amare che vogliamo", insieme a trasfughi dei Ds e di Forza Italia. Da un mesetto Nanai era diventato molto simpatico nei confronti di Pino. Innanzitutto, per strada lo salutava. Quando Pino s'è visto arrivare "l'onorevole" (strano appellativo per un consigliere comunale, ma tant'è), mentre era al bar a prendere il caffé, gli ha detto subito: "Tranquillo, Nana', per te voto". Ma Nanai non era lì per questo. Senza neppure il tempo di finire di sorseggiare il caffé, Pino si trova la mano sudaticcia di Nanai sulla spalla. Con la tazzina calda appoggiata alle labbra, si sente dire: "Pino, Pinuzzo... hai mai pensato di entrare in politica?". Pino sul momento era rimasto immobile. I suoi occhi sembravano fissi sul porro sul mento di Nanai, ma in verità la sua mente era da tutt'altra parte. Già si vedeva, in giacca e cravatta, le stesse del matrimonio di quel cugino di Marsala di cui non ricorda mai il nome, con la bandiera italiana e quella dell'Unione Europea ai lati, davanti una scrivania in rovere con decorazioni in oro, decantare un discorso sullo sviluppo, sull'unità, sui valori cristiani della nazione. Nanai lo desta da quel sogno ad occhi aperti con un evocativo: "Pinu', Trapani ha bisogno di te".
(continua...)

7 maggio 2007

Ilaria Alpi

Vi avevo promesso un annuncione dopo Napoli Comicon, no? Per me, questa notizia, rappresenta un nodo importante nella mia carriera, e sono mesi che non vedo l'ora di poterla annunciare ufficialmente.

Potete immaginare che da giornalista e fumettaro unire le due passioni possa essere un sogno che diventa realtà. Un po' l'ho fatto con la mia tesi di laurea, che analizza il rapporto tra giornali, giornalismo e fumetti. Adesso lo concretizzerò con un libro/fumetto/inchiesta sul caso Ilaria Alpi che uscirà in autunno per Beccogiallo. Con i ragazzi di Beccogiallo c'è un ottimo rapporto, fatto di stima professionale e simpatia personale. Da qualche mese stavamo progettando di fare qualcosa insieme, un progettino è stato messo da parte (temporaneamente), un altro era in fase di documentazione, quando poi è arrivata Ilaria. L'idea di un fumetto sulla Alpi mi è stata proposta dagli stessi “becchigialli”, che giustamente immaginavano potesse interessarmi su più piani. Grazie al consiglio e all'intercessione dell'amico Claudio, siamo giunti a un disegnatore, il "toscanaccio" Francesco Ripoli, che calza a pennello al progetto e che era stato già notato dall'editore. Francesco è praticamente alla sua prima pubblicazione, ma la maturità del tratto e la capacità dei suoi disegni di rimanere impressi con pochi, calcolatissimi segni, vi stupiranno. Per chi volesse un piccolo assaggio della sua maestria, può recuperare il primo numero di Mono e dare un'occhiata all'illustrazione nel racconto su Joe Petrosino.
Io mi sto stupendo giorno dopo giorno, mentre seguo la produzione delle tavole, incredibilmente una più bella dell'altra. Ad aiutarmi negli approfondimenti giornalistici in appendice, il collega Francesco Barilli, persona seria e preparata che ho il piacere di vantare tra le mie prime conoscenze internettiane, con cui finalmente dopo anni riusciamo a concretizzare una collaborazione. Vi rimando al blog di Beccogiallo per altre informazioni e un altro sguardo indiscreto tra i disegni di Francesco, con una vignetta che rappresenta i due protagonisti della tragica storia, Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin.

Vista e rivista

Vi ho già parlato un po' della genesi di Mono, più che altro con una nota di colore. Vengo a rispondere a chi mi ha più o meno direttamente chiamato in causa su altri blog in discussioni sul concetto di rivista. Innanzitutto, devo fare mia un'osservazione intelligente di Manlio che secondo me spiega il malcontento di molti, lettori e addetti: “è come se ipotizzassimo che Dylan Dog ha chiuso al 100, e qualche anno dopo qualche altro editore tentasse coraggiosamente di riprenderne la pubblicazione. Tutti a stare lì a dire che come quei 100 numeri non c'è ne sono, etc. Ecco, è lo stesso parlare “a memoria””. I giudizi negativi o prevenuti sulle riviste sono spesso (non sempre!) viziati dalle aspettative. Aspettative che pretendono che le riviste oggi siano uguali e identiche a Orient Express, Comicart o Frigidaire a seconda dei gusti di chi parla. È chiaro che oggi le proposte dovranno per forza di cose essere diverse. È cambiato il mercato, è cambiato il pubblico, sono cambiati gli autori, sono cambiate le tirature. Non sta a me parlare di Motel, rivista curata da Niccolò Storai tirata in ballo insieme a Mono nei suddetti blog. Vi parlerò invece della rivista curata da me e Sergio per Tunué. Quando abbiamo preso seriamente in mano il progetto, l'idea fulminea della “monotavola” alla base della rivista si è rafforzata diventando caratterizzante e quasi obbligata. Se le riviste avevano fallito, bisognava ripensarle con una struttura nuova. Se pagare gli autori non era possibile visto che le tirature erano calate drasticamente ma non bisognava alzare troppo il prezzo, bisognava trovare una soluzione diversa. Se gli esordienti non hanno più spazi dove esordire affianco a grossi nomi proprio perché non esiste più una rivista che lo faccia, bisogna allargare quegli spazi. Mono risponde a molte esigenze, tra cui anche quelle che ho appena detto. Ecco quindi l'idea della “raffica di fumetti”. Ecco quindi la soluzione della tavola unica, non uno sforzo produttivo enorme anche per l'autore più impegnato. Ecco quindi, conseguente alla soluzione precedente, l'idea di dare il ricavato in beneficenza, che mette d'accordo tutti (ribadisco che anche i proventi del #2 andranno a Intervita Onlus, non segnalarlo sull'albo è stata una dimenticanza).

Mono risponde anche all'esigenza fondamentale di sperimentare in assoluta libertà. Scrivere storie di una tavola è un gioco, una sfida e quasi un esercizio di stile, specie per i molti autori bonelliani e disneyani che abbiamo interpellato. Pochi paletti (un tema e il limite di una tavola), assoluta libertà. Ciò a dovuto all'idea sperimentale alla base di Mono e al fatto che, come giustamente faceva notare Rrobe, il controllo “post” è quasi del tutto mancante. Ma questo è avvenuto sia perché siamo stati soddisfatti in linea di massima di tutti gli interventi avuti finora, sia perché anche una tavola “furba” può essere ben fatta, sia perché proprio lì si vede la libertà creativa ceduta dai curatori, sia perché, ovviamente, gli autori non vengono pagati, come faceva notare Roberto. Ma sta all'autore fare del proprio meglio, raccogliere la sfida e rispondere, misurandosi col lettore. Che esperimento sarebbe, che sfida sarebbe, se io o Sergio non l'appoggiassimo fino in fondo?

Attenzione, non me ne sto lavando le mani. Dico solo che non tutti gli esperimenti riescono, non tutte le sfide si vincono. Il lettore dovrà valutare quali sono riusciti e quali sono vinte, insomma quali tavole l'hanno convinto, e su questo dovrà basare il proprio giudizio, dopo avere acquistato l'albo (mi aspetto che sapendo di che tratta la rivista, se non condivide l'idea di partenza non l'acquista, anche se magari può anche cambiare idea dopo averla letta). È chiaro che attinenze o vicinanze a generi e stili vizierebbero il giudizio...

Il prossimo numero di Mono è dedicato all'acqua ed uscirà a novembre. Mare, problemi idrici, pirati, sirene, pesci, autobotti... ci sarà di tutto, prevedo. E prevedo che come è successo tra il primo e il secondo numero, avremo modo di valutare i consigli e le recensioni e aggiustare il tiro, ovviamente senza snaturare la rivista o trasformarla in un clone zombie di Orient Express o di Frigidaire.

PS: se sei arrivato a leggere fino a qua sotto, Manlio ti offirà una birra.

4 maggio 2007

Fa le cose che sa fare un sequel


Ho visto già due volte Spiderman 3, e credo che stavolta mi fermerò qui (almeno al cinema). Mi è piaciuto moltissimo. Devo ancora assimilarlo e sviluppare un giudizio articolato, ma il parere è positivo. Come il primo e come il secondo film, c'è un crescendo. Un climax che non porta solo alle conclusioni dei (pochi) nodi in sospeso, ma che si trova anche nella qualità. Dal punto di vista grafico, il film è indubitabilmente una gioia per gli occhi. Le scene con svolazzamenti e combattimenti aerei vari, nonostante potessero sembrare viste e riviste dopo i primi due film, stavolta sono ancora più spettacolari, tra blocchi di cemento, gru, tubi e alianti.

Da questo punto di vista è interessante notare come uno dei migliori attori coinvolti nel ruolo di contorno, quel Thomas Hayden Church indimenticabile in Sideways, abbia il momento emotivamente più spettacolare, a mio parere, quando si limita a prestare i movimenti all'alter ego Uomo Sabbia nel momento in cui viene creato. A proposito di personaggi, peccato che la mia adorata Gwen sia stata rappresentata come un'ochetta svampita, piuttosto che come la ragazza dolce, positiva e intelligente dei fumetti d'antan da cui proviene, per certi versi sminuendone l'importanza nel cosmo ragnesco (vedi sopra) con un trattamento poco rispettoso. Forse poi, sarebbe stato il caso di spiegare con una semplice battuta ("Il simbionte ha replicato i tuoi poteri e i tuoi ricordi e li ha dati a me!Bwahahah!") come Venom ottiene i suoi poteri.

Ma queste sono riflessioni da vero nerd, in realtà il film è ben calibrato e soprattutto divertente, gestendo bene gli spazi dei numerosi personaggi, alternando scene per tutti i gusti. E' chiaro che un blockbuster come questo è indirizzato alle più varie fasce di target (e questo ne spiega in parte il successo) e non può non basarsi in alcune scene su coincidenze (quella del camion di sabbia e quella della chiesa, per intenderci), come spesso succede nell'entertainment più leggero, e i fumetti di supereroi ce l'hanno insegnato bene. Riguardo al target, ecco quindi battute un po' sciocche e mazzate a go-go per i più piccoli, tormenti di coppia per i teen agers, dialoghi esistenziali e umorismo un pelino più raffinato ma sempre un po' slapstick per i più grandicelli (vedi la scena al ristorante con Bruce Campbell) etc. E ovviamente, Spider-Man 3 è un filmone americano ad uso e consumo sopratutto degli americani, comprensibili e quasi perdonabili i continui richiami all'essere Newyorkese, la scenona con la bandiera a stella e strisce e l'apparizione di un numero imbarazzante di membri delle forze dell'ordine. Se tutto questo permette comunque che il film resti godibile e divertente, con magari qualche intelligente sermoncino di Zia May (io ci ho letto un messaggio contro la pena di morte) non proprio da cowboy... ben venga.

L'Isola dei mafiosi

Ricordate quel mio lungo pezzo sul porto di Trapani? Bene, sul numero di questo mese de L'Isola Possibile (supplemento siculo de Il Manifesto) non c'è, visto che con le elezioni in arrivo ci sono state altre priorità nella scaletta. Ma ci sarà sul prossimo. In compenso, nel numero in edicola adesso c'è una scheda a mia firma che fa il punto sugli arresti eccellenti avvenuti a Trapani di recente e di come la vicenda si dipani oltre i confini degli schieramenti politici e oltre i limiti tra imprenditoria e politica sparando anche un po' nel mucchio.

1 maggio 2007

Napoli Comicon in pillole


Che poi è proprio come l'ho vissuta, sia per le mie rare capatine in fiera (solo un paio d'ore venerdì, tutto sabato e poi basta), sia per la rinite allergica a palla che mi ha costretto a overdose di antistaminici. Però, in ordine assolutamente sparso:

- un paio di prospettive lavorative abbastanza concrete.
- un Mono #2 ben riuscito.
- il meritatissimo premio a Brancaccio dei compari Giovanni e Claudio.
- l'occasione per staccare un po' e cercare di rilassarci che io e Stefania agognavamo da mesi.
- la possibilità di visitare Napoli (e Caserta, in ottima compagnia tra l'altro) da turista, come si deve; cosa fatta in maniera troppo discontinua in passato.
- il piacere di vedere amici carissimi (e nomi non ne faccio, perché chi sa che deve sentirsi chiamato in causa lo sa già... anche perché poi rischio sempre di dimenticare qualcuno).
- una spesa in fumetti colossale.
- cene e bevute nerd.
- la maschera di Wolverine (!) regalatami dal maestro Tomasi che vedete sopra.
- un bel disegno di Gipi (Gianni, ripensaci).

PS: no, foto dalla fiera non ne ho. Provate qui.