07 settembre 2011

Lanterna Verde



Mettiamola così, da subito: ci sono cose su cui un nerd non può essere obiettivo. Un film su Lanterna Verde era impensabile anche solo 7-8 anni fa (quando già si accumulavano le false partenze) e il solo vedere sullo schermo ricreata tutta quella mitologia, con attenzione al materiale originale ma con qualche dovuta libertà, una CGI di buon livello, un 3D non posticcio, è un regalo da accettare senza troppe discussioni. È tutta una questione di cosa ci si aspetta, e di conseguenza, di cosa ci si accontenta. Mi aspettavo un film leggero, un blockbuster che se avessi avuto 12 anni avrei adorato. Pur conoscendo bene le potenzialità del personaggio, mi sarei accontentato di un buon film con cui divertirmi per un paio d’ore con una versione un tempo impensabile delle avventure del mio personaggio DC preferito. Pur conoscendolo bene e avendone anche tradotto parecchie storie seminali (come il debutto della serie di Johns o la saga di Sinestro Corps, o le storie classiche), ma senza necessariamente storcere il naso per ogni variazione sui personaggi: con l’assunto che spesso manca agli appassionati più sfegatati che è un film... un altro mondo, un’altra versione. E pur conoscendo le potenzialità di un eroe che incarnerebbe la forza dell’immaginazione, il valore del coraggio e della solidarietà. Il protagonista dell’indimenticabile ciclo “socialmente impegnato” di O’Neill e Nal Adams, della fantascienza delirante di John Broome, la space opera di Geoff Johns... qui ridotto ai minimi termini per esigenze narrative. Eppure, il personaggio c’è: è quello di Emerald Dawn o Secret Origins, ha una maturazione di cui non si capisce bene l’evento scatenante ma viene portata a compimento. C’è l’umorismo misto all’azione, ma se non funziona non è solo colpa della sceneggiatura, evidentemente anche del protagonista.
Ecco, se Peter Sarsgaard è un ottimo Hector Hammond, viscido e inquietante prima ancora di venire trasformato, Hal ha la solita faccia da cucciolo di foca bastonato di Ryan Reynolds: mi convinceva poco quando è stato scelto, m’ha convinto poco guardandolo. M’ha fatto lo stesso effetto di un altro cucciolo di foca bastonato, quel Chris Evans/Capitan America che qualche settimana fa cercava (senza grande successo, a parer mio) di fare il duro sul grande schermo per interpretare l’iconico eroe. Mark Strong, invece, è un eccellente Sinestro, nonostante sia ricoperto da tonnellate di prostethics, e l’effetto “cartone animato” di molti alieni è mitigato dal 3D.

Non è il film migliore possibile su Lanterna Verde: ci sono pecche nel montaggio e ingenuità nella sceneggiatura, sequenze dove la sospensione dell’incredulità viene spinta al massimo (vedi scena dell’elicottero: se l’avesse girata Sam Raimi...), ben tre momenti di spiegone, un protagonista che manca di carisma, qualche minchiatona scientifica (quella storia della gravità in prossimità delle stelle fa tremare le gambe).
Ma da fan, ancora di più sono spinto a prenderlo per quello che è: un giocattolone con cui divertirsi. E mi sono divertito.

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